Elogio delle merci di Isacco Turina

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Isacco Turina, Elogio delle merci. Tre storie

AVVERTENZA: Quest’opera è prodotta da un’ immaginazione che utilizza anche
l’esperienza. Può contenere tracce di fatti esistenti e di persone realmente accadute.

 
 

Tutte le nostre scoperte e tutti i nostri progressi
sembra non abbiano altro risultato che quello di dotare
forze materiali di una vita spirituale
e di abbassare la vita umana
al livello di una forza materiale.
(K. Marx, Discorso nell’anniversario del People’s Paper)

L’autore al lettore

Guardatevi attorno: sono ovunque, costruiscono il nostro mondo. Dal mattino alla sera, l’intero corso della giornata si svolge alla loro presenza, complice e insieme indifferente. Ci accompagnano, ci incalzano.
A modo loro, ci parlano. Il mercato non ha soltanto il volto inaccessibile di una divinità distante, arroccata nelle piazzeforti della finanza mondiale e che talvolta, per un suo disegno o capriccio, colpisce duro sulle teste dei popoli, devastando e scompigliandone i piani. Possiede anche un viso più suadente, più prossimo. Le merci, piccole e grandi, sono le sue immagini in formato tascabile. Le amiamo, le scegliamo, le portiamo con noi. Le sfruttiamo e intanto ne siamo sfruttati. Tenendole accanto, concediamo al dio lontano la nostra intimità. L’uso quotidiano ce le rende familiari. La consuetudine alle merci precede la facoltà di parola: ancor prima di uscire dall’infanzia siamo già consumatori
abituali, e tali rimarremo fino alla morte.
Eppure qualcosa non torna, nel matrimonio in apparenza felice tra la merce e la vita. Sarà che le merci, tutte le merci, sono per loro natura ottimiste. Le pubblicità lo confermano. Sorvolano con leggerezza sulla fatica e sulla sofferenza, o vi sostituiscono minime difficoltà fittizie (il cattivo odore, il mal di testa) per le quali ci porgono facili rimedi. Ma non si è ancora mai vista una merce che sappia riconoscere quanto c’è in noi di oscuro: il dolore, le incomprensioni, la voglia di farla finita.
Inoltre ogni merce è superflua. Presuppone che lo stretto necessario, tutto ciò che non è confezionabile – se ancora qualcosa di simile esiste – e che occorre alla sopravvivenza, sia acquisito. Così purtroppo non è: la vita che cresce all’insegna delle merci dal sorriso inossidabile, è spesso tutt’altro che appagata. Talvolta si consola con esse; tuttavia,
nella loro compiaciuta sufficienza e nel loro incrollabile, inarrivabile ottimismo, le merci la avviliscono. La fanno sentire inadeguata, la deridono.
Ma in questi tre racconti, il lettore non troverà requisitorie contro la merce e contro i consumi. Mercato e consumismo sono storia, e quel che è più importante, storia vincente. Le sorde recriminazioni dei vinti sono fiato sprecato. Il lettore incontrerà invece le storie minuscole di qualche esistenza umana che si dibatte senza riposo all’ombra maestosa delle merci, nel loro ciclo infinito di produzione, distribuzione e smaltimento. Ciclo immortale che anche noi, non sapendo fare di meglio, abbiamo scelto di descrivere e celebrare.