Anteprima: Dietro l’arazzo

In attesa dell’uscita, una prima furtiva anticipazione del romanzo in cantiere, Dietro l’arazzo
Alzando un angolo dell’arazzo, scopriamo un incubo! Ma non tutto il romanzo è così, per fortuna:

…Mi giro e rigiro nel caldo soffocante prima di addormentarmi solo per essere svegliato da strani sogni che tornano a farmi visita. Sempre la stessa vertiginosa scala a chiocciola che si innalza davanti a me, che diventa sempre più ripida man mano che mi ci arrampico al buio. Non riesco a vedere dove sto andando né posso tornare indietro perché ogni gradino, appena l’ho salito, smette di esistere: un secondo è sotto il mio piede, solido come pietra, regge tutto il mio peso, ma appena affronto il successivo, lo sento sbriciolarsi nell’abisso sottostante. Non posso fermarmi, perché temo che ceda all’improvviso mentre ci sto ancora sopra. Quindi sono costretto a continuare a salire, sempre più su, a volte con le mani e le ginocchia, finché rimango senza fiato, senza arrivare mai da nessuna parte. Con le mani sento che ci sono ancora gradini da salire, il ginocchio sinistro sbatte sulla parte stretta del gradino, mentre il gomito destro urta le pietre che spuntano dalla parete ricurva. Quasi impercettibilmente, la parete comincia a crollarmi addosso. Continuo a inerpicarmi di corsa con i polmoni in fiamme, quando ad un tratto, un raggio di luce s’insinua tra le spire della scala in alto come argento vivo, mi trafigge gli occhi, mentre una musica lontana cerca di spronarmi in avanti. Gli occhi si devono adattare al nuovo raggio di luce. Devo anche forzarmi a respirare, quasi fosse una cosa innaturale, ma una volta che l’aria mi riempie i polmoni, ansito dopo ansito, le parti doloranti del mio corpo sembrano guarire pian piano e continuo ad arrampicarmi con rinnovato entusiasmo. Poi la luce scompare quasi del tutto, allontanandosi come la musica… sento il gradino che si sbriciola ancor prima che l’abbia lasciato e comincio ad annaspare con le braccia in cerca di un appiglio cui aggrapparmi, ma non trovo niente e allora comincio a precipitare nel vuoto e urlo e urlo…