Nuove segnalazioni per Amurusanza di Rino Cavasino

Parole lusinghiere per Amurusanza, di Rino Cavasino, nell’editoriale di Manuel Cohen, L’insopprimibile tenacia della poesia, quasi un diario dell’annata 2016, in Periferie, Ottobre/Dicembre 2016:
«Il siciliano Rino Cavasino, Amurusanza, (Pref. di G. De Santi, Coazinzola Press, Mompeo, RI) scrive un
libro ponderoso e arioso, sentimentale e concreto. Uno dei libri migliori degli ultimi anni. Poeta di sentimenti e di sonorità flessuose, Cavasino lavora sugli elementi naturali (acqua, aria, fuoco, terra)
e ci consegna un ricco e modernissimo canzoniere creaturale.»

È uscita anche una bella recensione di Isacco Turina su «il 996», la rivista del Centro Studi Giuseppe Gioacchino Belli, pp. 121-124, qui in formato pdf.

E sul blog di poesia Versante ripido, A siti dî morti – La sete dei morti, poesie di Rino Cavasino (Sicilia)

Malanotte – racconti di Marilina Giaquinta

malanotteAscolterete subito, fin dalla prima pagina, una voce originale, barocca, visionaria. Di un barocco e di una visionarietà che – passando attraverso una fervida invenzione linguistica, nutrendo la musicalità di queste narrazioni dalla frase corta e dal pensiero lungo – lasciano un urticante disagio, seminano dubbi e domande (spesso scomodi), emanano un’inquietudine di fondo: del vivere, per il vivere. Quella stessa inquietudine che chiede udienza al lettore chiamandolo in causa, come in un gioco di intelligenza attiva: spesso lasciandogli immaginare quel che la Giaquinta volutamente non narra, elude, sottende. Perché in questi racconti la vita accade, direbbe Rilke: seppure e anche in mezzo a tanta irrealtà, a tanta follia. Perché la Giaquinta è molto abile (nella misura breve, a volte brevissima di questi racconti) ad agitare gli spettri, le carie, le ambiguità della vita dei personaggi; oppure ad aprire una possibilità di bellezza, o un azzardo di rinascita. (dalla postfazione di Giuseppe Giglio)

John Berger (5 November 1926 – 2 January 2017)

Il primo lutto tra gli autori della Coazinzola Press: il 2 gennaio è scomparso John Berger, uno dei più grandi scrittori europei e persona eccezionale. Ci mancherà molto.

Così descriveva la propria vocazione:

Story Tellers

Writing
crouched beside death
we are his secretaries
Reading by the candle of life
we complete his ledgers
Where he ends,
my colleagues,
we start, either side of the corpse
And when we cite him
we do so
for we know the story is almost over.

Narratori

Scriviamo
accucciati ai piedi della morte
siamo i suoi segretari
Leggiamo al lume della vita
e ne compiliamo i libri mastri di pietra
Dove lei finisce,
colleghi miei,
cominciamo noi, ai lati della salma
E quando la nominiamo
è perché ormai
si sa che la storia è quasi finita.

1984
da Il fuoco dello sguardo – Collected Poems, 2015

 

Il racconto di John Berger sulla Casa delle Coazinzole:
Una casa sui monti sabini
 

Alcuni articoli che lo ricordano:

The song of John Berger, di B. Ratliff, The New York Review of Books

Perché John Berger è stato un insuperabile padre letterario, di G. Ricuperati, Rivista Studio

Vedere la poesia (di John Berger), di S. di Biasio, Un giornalismo un po’ etico

Go Ask the Time, Granta

John Berger. L’infinito qui e ora, di G. Solla, il manifesto
 

Un documentario:

John Berger or The Art of Looking (2016)

Dietro l’arazzo – romanzo di Lenny McGee (tr. R. Duranti)

isbn dietro l'arazzo

Dietro questo codice a barre si nasconde Dietro l’arazzo, dietro cui continuerebbe a nascondersi Thomas Shelton, dublinese, che fu il primo al mondo a tradurre (e pure bene) il capolavoro di Miguel de Cervantes y Saavedra, se il suo conterraneo Lenny McGee, a distanza di quattro secoli, non l’avesse scovato  per narrarne la  storia di ribelle, esule, messaggero e primo traduttore del Don Chisciotte, risarcendolo della lunga oscurità.

dietro l'arazzo

Partendo dai (pochi) dati storici in nostro possesso e riempiendo i vuoti con la fantasia, Lenny McGee ci offre un racconto ricco di storia e di passioni che ci trasporterà nell’Europa tra il XVI e il XVII secolo, lacerata da conflitti, ma percorsa dall’insopprimibile esigenza di comunicare e condividere idee ed emozioni.

Le impressioni dei lettori:
Mi piace fin’ora perché l’autore non considera il lettore qualcuno da imbambolare, ma un complice attivo nello scoprire la vicenda…

La cosa più interessante è cercare di capire quali personaggi sono realmente esistiti e quali frutto di fantasia

Neanche un momento di noia, nonostante la mole

La recensione di Paolo Simonetti:
Il mio 2016 si chiude con una piacevole scoperta: «Dietro l’arazzo» di Lenny McGee, ottimamente tradotto, pubblicato e consigliato da Riccardo Duranti, la cui @CoazinzolaPress vola sempre più in alto.
Chi mi conosce sa che amo don Chisciotte – con cui mi sono sempre identificato, non solo per l’altezza e la “triste” figura dinoccolata; come potevo quindi non apprezzare questo romanzo, che racconta la vita dell’irlandese Thomas Shelton, il primo traduttore del capolavoro di Cervantes in inglese, vissuto a cavallo tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo?
La storia è ambientata tra Spagna, Irlanda e Inghilterra (con puntate anche in Italia) e procede con un ritmo serrato, attraverso un’alternanza di dialoghi, brani epistolari, email (nella cornice contemporanea della storia) e flussi di coscienza dei personaggi; ad essere bandite sono proprio le parti descrittive, quasi a voler negare una figura di narratore – o a mettere in scena diversi narratori che si passano il testimone di volta in volta. Tra i personaggi figura, oltre a Miguel de Cervantes Saavedra in persona, anche Will Shakespeare (e tra i cammei svelo solo quello di Lope de Vega!), stabilendo finalmente un collegamento tra i due padri della letteratura moderna: il creatore del romanzo e della paranoia, l’inventore dell’essere umano e del complotto. Ma a ben guardare la vera protagonista del romanzo è proprio la traduzione in tutte le sue forme, quel fenomeno paradossale che, se fatta come si deve, produce qualcosa “uguale ma diversa”.
I font originali – anch’essi uguali ma diversi – che si alternano tra le pagine rendono l’esperienza di lettura davvero agevole e contribuiscono a movimentare una trama già di per sé avvincente. E dopo la lettura, il dorso rosso carminio di quest’edizione raffinata e preziosa spicca con eleganza sullo scaffale della mia libreria – che in mancanza di arazzi risolleva decisamente il tono del mio salotto!

E sui giornali, scrivono di noi:

Le avventure di Thomas Shelton, Don Chisciotte irlandese, di E. Terrinoni, il manifesto, 7 febbraio 2017

Shelton, un ribelle tra Cervantes e Shakespeare, di R. Colombo, l’Unità, 1 febbraio 2017, p. 15